
Acqui
Terme
La città degli amaretti,
dei “Baci” al cioccolato e delle terme giace tra le colline del Monferrato,
sulle rive della Bormida. Abitate già dai Liguri, famose tra i Romani,
ricercatissime nel Medioevo, le terme di Acqui sono tra le più antiche
dell’Italia settentrionale. Presso le Antiche Terme sgorgano più di 40
sorgenti di acqua calda, e il simbolo della città è la Bollente, una curiosa
fontanella ottagonale del 1870 da cui zampilla acqua sulfurea a 75°C, che
d’inverno riempie la piazzetta di una nuvola di vapori. Nel centro, il Duomo,
di aspetto barocco, ma aperto da un portale in marmo del 1481, conserva parte
della struttura romanica originaria (1067: il campanile è del sec. XIII), ed è
affiancato da un chiostro del sec. XIV. All’Alto Medioevo risale la basilica
di origine paleocristiana di S. Pietro (secc. X-XI), restaurata nel 1960.

Brunico
È il principale centro turistico della Val Pusteria, noto per il
tradizionale artigianato delle ceramiche e dei tessuti. Cinto di mura dal
vescovo Bruno nel 1250, l’abitato conserva ancora il fascino del borgo
medievale nordico: viuzze su cui si affacciano finestre coi timpani merlati e
balconi fioriti (secc. XV-XVIII). Al Museo degli usi e costumi, si può ammirare
una ricostruzione di antichi edifici rurali: malghe, fienili e mulini e una
ricca collezione di suppellettili domestiche. Il maschio merlato del castello
(sec. XIII), modificato nel ‘400 e nel ‘500, domina la vallata. Castel
Lamberto, medievale ma molto rimaneggiato, dà il nome alla piccola località da
cui parte la funivia per Plan de Corones, rinomato polo sciistico. Da visitare
anche la chiesa Parrocchiale con crocifisso di M. Pacher, la barocca chiesa di Santo Spirito,
la chiesa delle Orsoline, la
Porta delle Orsoline e la
Porta di San Floriano.

Caserta
Importante centro agricolo, commerciale e industriale al margine della
Pianura Campana, ai piedi dei primi rilievi del Subappennino campano. Per tutti
è la città della reggia, la sontuosa residenza che incarna nel modo più
stupefacente il lusso dei sovrani borbonici: ma non è solo questo l’unico
motivo di interesse della città, cresciuta molto rapidamente intorno a un
lineare nucleo ottocentesco. Caserta è nata proprio perché è nato il suo
magnifico palazzo Reale: prima che vi venisse costruita la reggia, la città non
era che un piccolo centro agricolo, ingranditosi con il passare del tempo fino a
richiamare tutti gli abitanti dell’antica Casertavecchia. Oggi, la città ha
un aspetto prevalentemente moderno: nel centro, sono interessanti anche la bella
chiesa di S. Sebastiano, opera di Luigi Vanvitelli, e il duomo ottocentesco.
Opera dell'architetto Luigi Vanvitelli è anche la sontuosa reggia: intorno al 1751 il re Carlo III di Borbone
gli diede l'incarico di progettare e costruire il Palazzo
Reale di Caserta e nel 1752, alla presenza del sovrano e della corte, fu posta
la prima pietra del Palazzo. Carlo lasciò Napoli per insediarsi al trono di
Spagna e fu il figlio Ferdinando IV a continuare l' opera e a completare il
Palazzo dove andò a vivere. Il palazzo ha una forma rettangolare. le due
facciate principali misurano 253 metri, le altre due 202 metri. Il palazzo è
alto metri 41. Vi sono 6 piani fuori terra ed uno seminterrato. Vi sono 34
scale, 1200 stanze illuminate da 1790 finestre. All'interno vi sono 4 cortili
lunghi 72 metri e larghi 52. La costruzione costò 6 milioni e 133.507 ducati e
rimase incompleta delle torri angolari e della cupola centrale.

Castel
Goffredo
Castel Goffredo è conosciuto ovunque come
centro internazionale della calza, per la produzione di questo accessorio
dell'abbigliamento femminile: un'attività tutto sommato recente, che
risale ai primi decenni del Novecento. Invece, il paese situato in
provincia di Mantova - 10 mila abitanti, a 40 chilometri dal capoluogo, sul
confine con il Bresciano - ha una storia molto più antica. I primi insediamenti
umani risalgono all'età del Bronzo (1800-1200 avanti Cristo); successivamente
il territorio fu abitato in epoca etrusca e romana: secondo alcuni studiosi, il
celebre poeta latino Virgilio sarebbe nato proprio in questa zona. Nel Medioevo (dall'800
al 1115), Castel Goffredo appartenne alla Contea di Brescia e si chiamava Castrum
Vifredi . Nel 1337 il Comune di Mantova aggregò a sè il paese:
incominciava il dominio dei Gonzaga, ai quali poi subentrarono i Visconti, di
nuovo i Gonzaga e la Repubblica di Venezia. Agli inizi del XVI secolo, questa
terra fu capitale di un piccolo Stato gonzaghesco, il Marchesato di Castel
Goffredo. Nella loro sfarzosa corte, i signori amavano circondarsi di personaggi
illustri, quali gli scrittori Matteo Bandello e Pietro Aretino. Nel 1602, Castel
Goffredo perse la propria autonomia: aggregato al Ducato di Mantova, ne seguì
le sorti, passando sotto la dominazione austriaca (1707) e, nel 1859, entrando a
far parte de Regno d'Italia. Di recente (27 settembre
2002), il presidente della Repubblica ha conferito a Castel Goffredo il titolo
di città: in tale modo si è voluta "premiare" la lunga storia di
questa che, un tempo, era la "Magnifica Comunità", come pure
l'intraprendenza dei suoi abitanti e dei personaggi che l'hanno resa illustre.
Tra questi, vanno ricordati due discendenti della famiglia Acerbi: Giuseppe
(1773-1846), esploratore, letterato ed egittologo, e Giovanni (1825-1869),
intendente della spedizione dei Mille al seguito di Garibaldi. A Giuseppe Acerbi
è dedicato un premio letterario internazionale che, ogni anno, ha lo scopo di
avvicinare le culture e i popoli. Fra le altre manifestazioni di rilievo, non
bisogna dimenticare il Carnevale, di origini ottocentesche, imperniato sulla
caratteristica maschera di Re Gnocco. Il "cuore" di
Castel Goffredo è Piazza Mazzini, la piazza principale ove sorgono gli edifici
di maggiore importanza della città: la medievale torre civica, il torrazzo, il
municipio (un tempo Palazzo della Ragione), il palazzo Gonzaga-Acerbi, la chiesa
prepositurale di Sant'Erasmo. In questo spazio si respira il clima del passato,
che si dilata nelle vie e nei vicoli circostanti, in particolare in quelli
dietro la torre civica, nella zona più antica del centro storico. Il palazzo Gonzaga
(successivamente e tuttora proprietà della famiglia Acerbi) occupa tutto il
perimetro nord della piazza: rimaneggiato nel XVIII secolo, conserva all'interno
un ciclo di affreschi cinquecenteschi e alcuni reperti dell'antico Egitto,
portati a Castel Goffredo da Giuseppe Acerbi. La maggior parte dei reperti egizi
si può ammirare nelle sale di Palazzo Te, a Mantova. La chiesa prepositurale
di Sant'Erasmo è opera di Bernardino Facciotto (XVI secolo), con l'interno di
eleganti linee rinascimentali e interessanti opere d'arte (altari, quadri,
statue, mobili). Nel centro storico vi è anche la chiesa dei Disciplini, del
1587, oggi sede di mostre e iniziatve culturali. Ciò che sorprende nella
campagna è l'elevato numero di oratori, segno di una religiosità assai
diffusa: tra le chiesette campestri, si ricorda quella di Sant'Anna, con
una bella pala di Guseppe Bazzani, il pittore più famoso del settecento
mantovano. Poco distante, verso Ceresara, la corte rinascimentale di Gambaredolo.
Il primo calzificio di
Castel Goffredo venne fondato tra il 1925 e il 1926: si chiamava
"Noemi", dal nome dei due proprietari (Nodari ed Eoli), mentre le
ultime due lettere indicavano la città di Milano, nella quale era situato
l'ufficio commerciale. Si spiega così il
"fenomeno Castel Goffredo", cioè la nascita di un distretto
imperniato sull'industria della calza, che ogni anno produce un miliardo e mezzo
di paia di collant, esportati in tutto il mondo. I comuni dell'Alto Mantovano
interessati all'attività economica sono diciotto; le aziende si avvalgono del
Centro servizi calza e dell'Istituto industriale a indirizzo tessile.

Lanuvio
Importante città latina, Lanuvium, si stende sul versante sud-occidentale
dei Colli Albani presso la via Appia coltivati a uva, olive e frutta. Conosciuta
nel Medioevo come Civita Lavinia, è uno dei Castelli Romani appartenuto ai
Frangipane, ai Colonna e ai Cesarini. Nell’acropoli, resti di fortificazioni,
del tempio di Giunone Sospita, celebre nell’antichità, e parti di altri
edifici e di lastricati stradali.

Parco
del Nera
E' il parco delle acque: i fiumi Velino e Nera, il lago, la cascata delle
Marmore, le grandi centrali idroelettriche per le acciaierie di Terni. Lungo la
valle fluviale i piccoli centri fortificati: Arrone, Ferentillo, Montefranco; i
monasteri, le torri di guardia. Più a monte, sopra il "Salto del
Cieco" vola l'aquila reale. E' il parco dello sport delle acque: il
canottaggio, il rafting, la canoa. E' il parco dell'arrampicata libera: le rocce naturali, la grande palestra
artificiale. I percorsi di visita sono sostanzialmente orientati sugli itinerari
dell'acqua alla quale fa da supporto fondamentale la strada statale Valnerina
che corre in parallelo al Nera.
Interessanti itinerari di visita si dipartono da Arrone fino a Polino e verso il
monte La Pelosa, da Montefranco, verso il Monte Moro, da Ferentillo verso
Castellonalto Terria e Belvedere. Ma il Parco fluviale del Nera costituisce la
fondamentale porta di accesso a tutta la Valnerina, a Cascia a Norcia e
soprattutto al Parco Nazionale dei Monti Sibillini. In questa zona della Valnerina, poco dopo Terni, c’è un punto in cui i versanti della valle
sembrano avvicinarsi, creando un formidabile sbarramento naturale. Qui, i
signori del Medioevo fondarono due castelli, che ancora oggi si fronteggiano
dai lati opposti del Nera, il castello di Precetto e quello di Mattarella.
Attorno ai due nuclei fortificati nacquero due piccoli paesi, che oggi, uniti,
formano Ferentillo. Nella graziosa parrocchiale di S. Stefano, a Precetto,
sono conservate alcune mummie: il clima e la particolare conformazione dei
luoghi hanno fatto sì che col passare dei secoli i corpi di alcuni degli
ignari abitanti, seppelliti nella chiesa inferiore, si siano perfettamente
mummificati. Discendendo la valle del Nera si è sovrastati
sulla destra dal Monte Solenne e sulla sinistra dal Colle la Bernara i
monti che laterano la valle si distinguono per la loro altezza, per le
faggete e i pascoli su cui fioriscono la viola la genziana il giglio,
l'asfodelo. La fauna è particolarmente ricca: vi vivono e nidificano il
Codirossone e il Rondone, uccelli poco comuni, si segnalano poi grandi
rapaci come il Falco Pellegrino e il Falco Lanario che caccia sui pascoli
e nella stretta valle del Salto del Cieco. Tra i mammiferi, oltre a quella
dell'istrice e al cinghiale, spicca la presenza del Gatto selvatico. Il Nera scorre tra ripidi versanti ed è sempre accompagnato da una
notevole vegetazione ripariale: salici, pioppi ed ontani neri
fiancheggiano le sponde, formando in qualche tratto una galleria verde
sull'acqua. Il fiume ospita la trota e nei torrenti affluenti il gambero.
Nei tratti tranquilli vivono la Gallinella d'acqua la Ballerina Gialla il
Martin pescatore e il raro Merlo Acquaiolo.
La Cascata delle Marmore, infine, esalta la caratteristica di acquaticità
del Parco con il suo precipitare per 165 metri. La fertilità della conca di Terni, la ricchezza delle acque, portarono
l'uomo già in età arcaica (VIII sec. a.C.) a farne sede dei suoi stanziamenti
e reperti importanti di tale presenza sono all'interno della stessa città. La
colonizzazione romana avvenne già nel III secolo con la costruzione della via
Flaminia e con il taglio della roccia che diede vita alla Cascata.
Nell'area del Parco si trova ancora il Ponte del Toro realizzato in età
Augustea e i basolati di Collestatte.
Resti della civiltà medievale sono le torri di guardia e i piccoli centri
compatti sugli sproni e sui poggi che dominano la valle. Sulla destra del fiume
è Collestatte, antico borgo cinto di mura, e poco oltre Torre Orsina. Risalendo
ancora la valle del Nera troviamo i centri fortificati: Casteldilago e poi di
Arrone, suggestivamente posto sulla cima del colle allo sbocco del fosso di
Rosciano, ricco di santuari (San Giovanni e Maria Assunta) e di conventi (San
Francesco);
Montefranco nasce su castello del XIII secolo, antico possesso del Ducato di
Spoleto;
Ferentillo infine posto su due sproni che chiudono la valle in una gola, è
formato dalle borgate di Materella e Precetto, sormontate entrambe dagli avanzi
di mura e di una rocca.
Nella chiesa di Santo Stefano, a Precetto, si conservano le note
"mummie". Ma Ferentillo, antico possesso abbaziale, è illustrato, in
particolare, dall'Abbazia di San Pietro in Valle, fondata da Faroaldo II, Duca
di Spoleto nell'VIII secolo.

Pianoro
Nell'Appennino
a sud-est di Bologna, percorrendo la strada della Futa e passando per la
frazione di Rastignano, troviamo Pianoro; un chilometro prima di Pianoro Vecchia
- la borgata distrutta dalla guerra - è la Torre dei Lupari, quattrocentesca,
un edificio con torre, loggetta e un mascherone da fontana. Il nuovo centro di
Pianoro sorge tre chilometri oltre quello antico. In quest'ultimo è
interessante visitare la Chiesa di S.Giacomo Maggiore. Si tratta di un edificio
ristrutturato nel '700, unito a un "ospitale" dei pellegrini di cui si
ha notizia fin dal XII secolo. A 15 chilometri da Pianoro troviamo il Monte
delle Formiche, un monte isolato, da cui si gode una bellissima vista e che deve
il suo nome a un curioso fenomeno naturale: intorno all'8 settembre, giorno
della festa della Madonna, sciami di formiche volanti raggiungono la vetta fin
dentro la chiesa e qui muoiono. E' tradizione che gli insetti vengano accolti,
benedetti e dispensati ai fedeli: la credenza popolare vuole che curino alcuni
malanni. Alle falde del Monte delle Formiche si trova un altro edificio
interessante, il Castello di Zena, costruito nei pressi dell'omonimo
torrente.Anche il castello è di origini medioevali, ma l'architettura ha
elementi compositi del XIV e XVII secolo. Nel maniero venne tenuto prigioniero
nel 1270 il conte Guido Selvatico di Dovadola, caduto nelle mani dei Conti di
Loiano e S. Lazzaro e poi liberato dai Bolognesi. Il Santuario di Monte delle
Formiche, chiamato anche di S.Maria di Zena, è di origine medioevale, e venne
rifatto nel 1297 dopo i gravi danni subiti nella guerra fra Bologna e Ferrara,
ma è stato oggetto di diversi rimaneggiamenti anche nel '700, nel '800, e,
ancora, nel 1955 per lo scempio patito nella seconda guerra mondiale.


